Per tutti i lavoratori la vera pandemia moderna è lo stress, un disagio in aumento sul piano globale che raggiunge picchi di contagio nei momenti di maggiore difficoltà economica. In Italia sono già state condotte numerose ricerche, ma negli altri paesi come stanno? E soprattutto qual è la causa principale dello stress? Ora una ricerca condotta da Regus, leader mondiale di soluzioni per gli spazi lavoro ci racconta la situazione nel resto del mondo.
Regus ha commissionato uno studio globale che ha coinvolto oltre 11.000 dipendenti in 13 paesi di riferimento, ai quali è stato chiesto di descrivere l’esperienza lavorativa durante i momenti di crisi economica.
La ricerca ha certificato come la maggioranza dei dipendenti abbia sperimentato livelli elevati di stress sul lavoro, che per il 58% degli intervistati sono addirittura "aumentati" o "sensibilmente aumentati" negli ultimi due anni.
Al primo posto la Cina con l’86% delle persone che ha ammesso un incremento di tale disagio mentre agli ultimi posti la Germania e l’Olanda, rispettivamente con il 48% e il 47%; percentuali che ad ogni modo rimangono alte.
Il dato più interessante riguarda però la causa che determina l’aumento dello stress: lo studio svela che per i lavoratori di Francia, Germania, USA, Paesi Bassi, Australia, Cina, Spagna, Canada, Sudafrica e India la principale fonte di stress è determinata dalla crescente attenzione nei confronti della redditività. Gli indiani i più sotto pressione con una percentuale del 44,9%.
Uniche eccezioni si registrano nel Regno Unito, dove lo stress è causato dalla paura della disoccupazione o del fallimento aziendale e in Messico dove sono aumentate le pressioni dei clienti per un servizio migliore.
Ma i problemi dei messicani non sono circoscritti, altre sei nazioni lamentano al secondo posto un aumento dello stress dato dalle crescenti esigenze dei clienti: Germania, Olanda, Cina, Spagna, Canada e India.
Il rischio di rimanere disoccupati o di fallire è invece la seconda causa di stress dei dipendenti americani e australiani, mentre solo i lavoratori sudafricani hanno riferito uno scarso supporto amministrativo come una delle due principali cause di disagi.
Gli altri dati
Le dimensioni aziendali sono un altro elemento che ha pesato sull’incremento dei livelli di stress; secondo quanto rilevato da Regus infatti, il personale delle grandi aziende (oltre 1.000 dipendenti) ha registrato aumenti maggiori. Il 65% dei lavoratori delle imprese più estese ha riferito livelli di stress più elevati, rispetto al 54% di quelli appartenenti alle PMI.
Un esito potenzialmente dovuto all’effetto dei ridimensionamenti, un’operazione che solitamente riguarda le grandi aziende. La minaccia della ridondanza porta inevitabilmente a vivere l’occupazione con minore serenità e, per coloro che restano, spesso questo si traduce in un sovraccarico di lavoro, con doppie responsabilità ma nessun incremento remunerativo.
Evidenti anche le differenze fra i settori verticali, con i mercati farmaceutico e sanità fra i più colpiti (65%), e con il retail fra i meno interessati dall’aumento di stress (52%).