Il noto legale udinese Luca Ponti interviene sul tema dell’intelligenza artificiale nell’ambito proprio della professione forense.
‘L’IA generativa andrà oltre il semplice reperimento di frasi e articoli. Sarà in grado di sintetizzare orientamenti giurisprudenziali complessi, identificare le ratio decidendi rilevanti per un caso specifico, evidenziare contrasti interpretativi e persino prevedere (con un certo margine di probabilità) il risultato di una controversia basandosi su modelli giurisprudenziali. L’IA potrà analizzare grandi quantità di documenti (contratti, email, perizie tecniche, testimonianze trascritte) in modo efficiente, identificando elementi chiave, incongruenze, collegamenti nascosti e schematizzando le informazioni in formati facilmente consultabili.
Questo libererà i professionisti da compiti manuali e dispendiosi in termini di tempo. L’IA generativa potrà scansionare e analizzare rapidamente contratti, evidenziando clausole standard, potenziali rischi, discrepanze e suggerendo modifiche o integrazioni. Questo aumenterà l’efficienza nelle operazioni di due diligence e nella redazione/revisione contrattuale. L’IA potrà generare bozze di atti giudiziari, contratti standard, pareri legali di base e altra documentazione ripetitiva, basandosi su modelli predefiniti e sulle informazioni specifiche del caso. Questo permetterà agli avvocati di concentrarsi sugli aspetti più strategici.
L’IA potrà monitorare costantemente l’evoluzione della normativa, segnalare modifiche rilevanti per i clienti e assistere nella verifica della conformità aziendale.
‘Il futuro è nella sinergia – continua Ponti -, gli studi legali potranno offrire servizi che combinano l’efficienza dell’IA per le attività ripetitive e l’esperienza umana per la strategia, la negoziazione e la gestione delle dinamiche interpersonali. Sebbene l’incertezza del mondo reale limiti la capacità predittiva assoluta, l’IA potrebbe fornire analisi probabilistiche sull’esito di determinate azioni legali, aiutare i clienti a prendere decisioni più informate (sempre con la supervisione e l’interpretazione dell’avvocato). Gli strumenti di IA potrebbero rendere più accessibili alcune forme di consulenza legale di base a un pubblico più ampio, riducendo potenzialmente i costi per i clienti.
La centralità dell’intelligenza umana rimarrà comunque incontestata. Secondo Ponti l’IA generativa sarà uno strumento potente, ma non potrà sostituire le competenze umane cruciali, infatti: ‘L’avvocato è chiamato a operare in contesti dove le informazioni sono incomplete, ambigue o contraddittorie. La capacità di formulare ipotesi, valutare scenari incerti e prendere decisioni basate su intuizione ed esperienza rimane prerogativa umana. Le dinamiche umane, le emozioni, le emozioni nascoste e le strategie comunicative non possono essere pienamente comprese e gestite da un algoritmo. L’empatia, la capacità di persuasione e la lettura del linguaggio non verbale sono essenziali nelle trattative e nei processi decisionali.
La capacità di trovare soluzioni legali innovative, di costruire argomentazioni originali e di adattare la strategia al contesto specifico del caso è un tratto distintivo dell’intelligenza umana. Le decisioni legali spesso implicano valutazioni etiche e morali che vanno oltre la semplice applicazione di regole. La responsabilità professionale e il senso di giustizia rimangono saldamente in mano agli avvocati. La credibilità, il carisma e la capacità di creare una connessione umana sono fondamentali nel rapporto con giudici, controparti e clienti. L’IA può fornire i contenuti, ma è l’avvocato a dare il loro peso e significato attraverso la sua comunicazione’.