Reporting ESG: da obbligo normativo ad asset strategico

Reporting ESG: da obbligo normativo ad asset strategico

Il 68% di aziende nel mondo che pubblica il report ESG registra benefici oltre la compliance. È quanto emerge dalla Global Sustainability Survey di PwC

È quanto emerge dalla Global Sustainability Survey di PwC che ha coinvolto 496 executive e professionisti C-Level, di cui 74 italiani, provenienti da 40 Paesi. Il 52% degli intervistati ricopre ruoli legati alla sostenibilità (Chief Sustainability Officer o Head of Sustainability), il 19% si occupa di reporting ESG, e un ulteriore 19% opera in ambito finance e accounting (CFO, controller, chief accountant). Dal punto di vista delle dimensioni aziendali, il 18% delle imprese ha ricavi superiori a 10 miliardi di dollari, mentre il 63% si colloca nella fascia tra 100 milioni e 10 miliardi. Geograficamente, il 66% ha sede in Europa occidentale, il 22% in Asia-Pacifico, e il restante 12% è distribuito tra Stati Uniti (6%), Regno Unito (4%), Canada (2%) e America Latina (2%).

I settori più rappresentati sono l’industria manifatturiera e automotive (29%), i servizi finanziari (19%), l’energia, le utilities e le risorse (18%), e i mercati consumer (16%). Il 36% delle aziende ha già pubblicato report ESG, il 41% prevede di farlo secondo la direttiva CSRD, e il 23% in base alle norme ISSB.

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Sostenibilità sotto pressione: le aziende rispondono investendo

La pressione per fornire dati ESG è aumentata in modo significativo: oltre il 60% ha aumentato risorse e tempo dedicati dal top management al reporting ESG, mentre solo il 5% ha ridotto gli investimenti. Nonostante le incertezze normative, il 42% delle aziende soggette alla CSRD rinvierà il reporting di due anni, in linea con la direttiva UE (in Italia solo il 23%), mentre un altro 40% ha scelto di pubblicare volontariamente anche senza obbligo. Il valore del reporting ESG è evidente: il 68% delle aziende che ha già pubblicato il report dichiara di aver ottenuto benefici concreti oltre la compliance, con un 28% (vs 39% in Italia) che rileva un impatto significativo su decisioni strategiche, gestione dei rischi, trasformazione della supply chain e investimenti.

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Le aziende che traggono maggiore valore sono anche quelle che hanno investito di più: il 56% ha aumentato significativamente le risorse dedicate (36% in Italia), il 40% ha coinvolto maggiormente il top management.

Tecnologia e collaborazione: le leve per un reporting efficace

Oltre la metà delle aziende internazionali che ha già pubblicato report ESG utilizza strumenti digitali per la gestione dei dati, il calcolo delle emissioni e la disclosure. L’adozione dell’intelligenza artificiale è quasi triplicata in un solo anno, passando dall’11% al 28%. Le applicazioni più comuni riguardano la redazione e sintesi dei report, l’identificazione dei rischi e l’integrazione dei dati da sistemi diversi. Ma la tecnologia da sola non basta. Il successo del reporting ESG dipende anche dalla collaborazione interfunzionale: il 37% delle aziende che ha già pubblicato il report ESG ritiene che un coinvolgimento anticipato dei revisori avrebbe migliorato la qualità del reporting (il 43% in Italia).

Gaia Giussani, Partner ESG di PwC Italia, dichiara: “Il 2025 è l’anno in cui il reporting ESG ha smesso di essere solo un obbligo normativo ed è diventato un asset strategico. Le aziende stanno rispondendo con decisione: investono, accelerano, integrano. Nonostante le incertezze regolatorie, molte imprese scelgono di andare oltre la compliance, anticipando i tempi e puntando su trasparenza e fiducia. La tecnologia, in particolare l’AI, sta trasformando il modo in cui si raccolgono e si analizzano le informazioni. PwC contribuisce a creare le basi per un reporting sostenibile, efficiente e integrato nel business di domani”.